SPORT: “Quarti di wimbledon: ingresso solo in lista. O forse no?”

Ragazzi stasera ingresso solo in lista, mi dispiace. Tuona cosi il buttafuori, a spegnere gli entusiasmi di quei ragazzi pieni di entusiamo poco conosciuti nell’ambiente. Ma ecco che dei coraggiosi giovincelli, vestiti di bianco, scavalcano le transenne ed entrano nel privè. Adesso è praticamente impossibile fermarli.
Il locale denominato “All England Club” altro non è che il tempio del tennis, il club più conosciuto al mondo teatro del torneo più importante di sempre, il torneo che solo i migliori possono vincere per entrare di diritto nel iperuranio tennistico. I coraggiosi giovincelli di cui vi parlo sono i cosiddetti outsider, quei ragazzi sfortunati non baciati dalla dea fortuna (alias ranking-seeding). Questa divinità permette, nel momento del sorteggio, di non contrapporre nei primi turni le due/tre/quattro figure di spicco del club, i ragazzi con il pass.
Montepremi del torneo 26.5 milioni di euro, per cui ogni turno superato rappresenta una manna per il portafogli. Dio ranking vorrebbe che questi soldi andassero in maniera proporzionale ai tennisti secondo la classifica mondiale per cui ai quarti si dovrebbero allineare le prime 8 teste di serie (grazie al pass) e accaparrarsi il grosso del montepremi. In realtà il tennis è uno sport strano dato che raramente tutte e otto teste di serie riescono ad arrivare nei quarti del prestigioso torneo inglese. Spesse volte i coraggiosi giovincelli sprovvisti di pass, contro pronostico, si ergono fino ai quarti del torneo dello slam più importante al mondo.
Seguo tennis da tanto, ma non da troppo. Correva l’anno 1999, il torneo fu vinto dall’allora testa di serie n.1 del torneo Pete Sampras che sconfisse in finale Andre Agassi suo rivale storico. I ragazzi con il pass la fecero da padrone ma, focalizzando bene l’attenzione sulla parte bassa del tabellone, noterete un nome in particolare: Cedric Pioline. Pioline, tennista francese maestro del ritmo da fondo e volee in controtempo faceva del rovescio a una mano l’arma per scardinare le “difese” avversarie; in quell’anno Cedric arrivò ai quarti di Wimbledon. Nulla di strano penserete per un ex numero 5 del mondo; in realtà quel Pioline era sprofondato nelle classifiche mondiali ed era riconosciuto nel circuito come un ex giocatore. Evidentemente lui fu di opinione contraria dato che spazzò via Kafelnikov (numero 3 del mondo) e Kucera rispettivamente nel terzo e quarto turno. L’anno successivo i “coraggiosi giovincelli” senza pass la fecero da padrone. Ben quattro giocatori su otto nei quarti di Wimbledon 2000 non erano teste di serie. Nella parte alta del tabellone trovarono fortuna Gambill (eterna promessa del tennis a stelle e strisce il quale collezionò più presenze sulle riviste che sui campi da tennis) Byron Black buon doppista ma meteora in singolare e soprattutto Vladimir Volckov, addirittura qualificato il quale, dopo aver passato le quali, superò ben 5 incontri thriller prima di essere sconfitto dal padrone di casa e vincitore del torneo Pete Sampras. Nella parte bassa, invece, si fece largo il tedesco Popp picchiatore da fondo il quale non potè nulla contro il maestro del serve and volley australiano Patrick Rafter. Anno 2001 l’anno della giustizia divina. Gli organizzatori del torneo decisero di dare un wild card ad un ragazzo che stazionava fra la 100esima e la 150esima posizione mondiale, un ragazzo di Spalato che ne aveva viste di tutti i colori su l’erba inglese, che era arrivato diverse volte nell’ultimo alto del torneo ma non era mai riuscito ad alzare il trofeo: Goran Ivanisevic. La favola prendeva corpo turno dopo turno, vittoria dopo vittoria. Prima Moya, poi Roddick, poi Safin, poi Rusedski ed in semi Tim Henman l’idolo di casa. Mancava un solo atto, l’ultimo, l’ultimo dannato atto che non era mai riuscito a far suo. Dall’altra parte della rete Rafter, uno che non aveva mai vinto Wimbledon ma che conosceva l’erba dell’ All England Club come pochi. Una favola del genere come può finire? Neanche Esopo avrebbe pensato ad un finale del genere: Goran Ivanisevic si laureerà campione battendo Rafter 9-7 al quinto set (potremmo immaginare il tutto sotto la regia di Hitchcock). Anno 2002, da ricordare per la semifinale nella parte bassa di tabellone fra due giovani tennisti, due promesse del tennis mondiale: Xajier Malisse-David Nalbandian. Una partita che valse una carriera probabilmente dato che dopo quel torneo Malisse sprofondò nell’Oblio tennistico mentre Nalbandian rispettando il suo talento conquistò molte vittorie importanti (una su tutte il Master di Pechino). Nel 2003 iniziò l’epopea dell’elvetico Roger Federer il quale vinse la sua prima finale dello Slam contro Mark Philippoussis, talento infinito del tennis australiano che quell’anno arrivò in finale da outsider sconfiggendo Agassi nei quarti e stabilendo il record di Ace in una partita proprio contro il kid di Las Vegas. L’anno seguente la favola sembrava essere stata scritta nuovamente da una “penna croata”; l’attore principale questa volta fu l’erede di Goran Ivanisevic, tale Mario Ancic che faceva del servizio del diritto e della presenza a rete le sue armi vincenti. Arrivò sino alle semifinale quell’anno prima di arrendersi per mano di Andy Roddick allora numero 2 del mondo. Wimbledon 2005 ,invece, fu povero di sorprese a differenza di Wimbledon 2006 che vide Jonas Bjorkman doppista svedese registrare il torneo della vita, fatto di volee ricami e carezze; perse in semifinale contro sua maestà federer ma come si dice in questi casi, il suo torneo lo vinse e come. Nel 2008 ben due sorprese vennero fuori ai championship; Marat Safin arrivò fino alla semifinale dopo aver sconfitto nei quarti lo spagnolo erbivoro Feliciano Lopez ma, soprattutto, rainer schuttler. Non di certo il più talentuoso del circuito, ma che ci fece capire come ottenere risultati con impegno e dedizione (vedi finale Australian Open contro Agassi). Nel 2009 fu la testa di serie n.24 a raggiungere la semifinale. Un certo Tommy Haas, ex numero 2 del mondo (molti pensarono ad un canto del cigno) protagonista quell’anno di una partita thriller contro l’ennesimo croato erbivoro (marin cilic). L’anno seguente ci fece sorridere l’asiatico Lu il quale sconfisse sul campo n.2 niente poco di meno che lo statunitense Andy roddick 3 volte finalista ai championship e arrivò sino ai quarti dove dovette arrendersi alla nuova frontiera del tennis serbo : Novak Djokovic. Nel 2011 i quarti furono raggiunti da un giovanissimo qualificato australiano: Bernard Tomic. Il ragazzo pieno di talento perse dal solito Djokovic dopo una partita durissima al 4 set (il ragazzo si farà diceva una famosa canzone). L’anno scorso, invece, gli outsider florian mayer e philipp kohlschreiber tedeschi erbivori raggiunsero brillantemente i quarti ma non andarono oltre.
Corre l’anno 2013, con Federer e Nadal fuori nei primi turni prevedo un allineamento ai quarti di matrice outsider, probabilmente questo farà dispiacere gli organizzatori del torneo, ma non noi amanti dell’incerto. Nietzsche parlava di “crisi delle certezze”, per me, in realtà, si dovrebbe parlare di “bellezza dell’insolito”. Pensando a voi, ragazzi vestiti di bianco, nemici del ranking e senza pass. Un giorno vi auguro di fare amicizia con le divinità del seeding e con i buttafuori dell’England Club e se questo non accadrà non preoccupatevi, sarete comunque parte integrante della storia del torneo e avrete qualcosa da raccontare ai vostri figli/nipoti.
Che bello anche solo immaginare una serata di natale in famiglia; tutti intorno al camino, la casa addobbata per le festività e nonno jonas che racconta ai suoi nipoti: C’era una volta un tennista svedese di media classifica che tanti tanti anni fa raggiunse la semifinale di wimbledon a 33 anni e perse da Roger Federer, il tennista più forte di tutti i tempi sul centrale del club più famoso del mondo, quel tennista ero io: nonno Bjorkman!”

3bones

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