RECENSIONI: Stubborn Heart-“Stubborn Heart”

Il nostro sound? Come se i Radiohead incontrassero il Soul. Il duo britannico (Santucci & Fitzgerald) chiamato a definire il genere da loro “plasmato”. Come presentazione non è male, ma ora passiamo all’album (il loro primo) omonimo del gruppo: “Stubborn Heart”.


Definirei questo come l’album Camaleonte per eccellenza. Capacità di adattarsi a diversi schemi/idee cambi di ritmo continui, la voglia di stupire. Premetto che ci troviamo di fronte ad un album che può non piacere tanto quanto può portarti a non ampliare il tuo orizzonte musicale fossilizzandoti su di esso. La prima traccia “Better than this” rappresenta una sorta di via di uscita ai problemi frustranti del duo britannico che diventeranno strazianti con “Need someone”; “Penetrate” è un brano che viaggerebbe indisturbato fra le righe di “kid a” (album dei radiohead). In “Two times a maybe” vi è una svolta dubstep condita da loop “alla Sbrtkt”, una traccia diametralmente opposta rispetto alle prime due che può generare il dubbio in colui che ascolta: cosa hanno in mente santucci & fitzgerald? Andando avanti ci imbattiamo nelle iniziali lunghe pause di “Interpol” che rimandano dirette al primo Burial ma non c’è tempo neanche per questo; il brano dopo i primi momenti verrà sopraffatto da synth acidi volti a “spezzare il ritmo”. Alcuni hanno paragonato Stubborn Heart a niente poco di meno che sua maestà James Blake (che nessuno si offenda), la canzone che ci induce in tentazione è “It’s not easy” e il colpevole è Ben o meglio la sua voce Soul. Eccoci arrivati alla grande svolta: “Starting Block”. Il ritmo diventa tutto a un tratto incalzante come a dire noi sappiamo essere tante cose (per gli amanti del calcio posso aiutare a far capire attraverso il parallelismo con Thierry Henry e il suo cambio di ritmo ). Ci aspettiamo che le ultime cartucce dell’album vadano in quella direzione. Eccoci di fronte al successivo brano “Blow” e la sensazione è quella di sprofondare in una polverizzazione del “certo”. Di nuovo quelle lunghe attese marchio di fabbrica di Burial cosi come in “Head one” (col passare dei minuti si sente forte l’influenza Modeselektor) e in “to catch a spark” dove l’atmosfera si fa leggermente più chill per prepararci all’ascolto del brano a mio avviso capolavoro dell’album: “Need Someone”. La sofferenza interiore del duo britannico esce fuori fortissima in questo brano che,possiamo dire, non è paragonabile a nessun altro artista, è il Loro brano.

Santucci & Fitzgerald vengono da due storie d’amore finite male, ma non si arrendono, hanno bisogno di qualcosa: “we need love”!

3bones

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